Come monitorare le ads dei competitor su Meta, Google e TikTok nel 2026
2026-09-08
Risposta breve: le inserzioni dei tuoi competitor sono già pubbliche per obbligo di legge, dentro tre archivi consultabili da chiunque: Meta Ad Library, il Centro trasparenza annunci di Google e la TikTok Ad Library. Il problema non è l'accesso, è che sono tre interfacce diverse, non parlano fra loro e leggerle a mano su venti marchi significa una giornata di lavoro che il lunedì dopo è già da rifare. Descrivi il tuo cliente ideale. Searchbase lo trova in tutta Europa con un prompt, con la fonte su ogni cella, e lo stesso vale quando quello che cerchi non è un cliente ma un annuncio: descrivi i marchi e i mercati che ti interessano e torna indietro una tabella con inserzionista, creatività, prima visualizzazione, landing e link alla scheda originale.
Chi fa performance marketing in Italia oggi apre le tre librerie a turno, cerca il nome del marchio, scorre le creatività, fa screenshot, incolla tutto in un foglio e scrive a mano la data. Su un solo competitor sono venti minuti. Su una lista di venti marchi italiani ed europei sono sei o sette ore, ed è un lavoro che perde valore ogni settimana perché il dato interessante non è la fotografia, è il cambiamento: quale creatività è sparita, quale è appena comparsa, quale gira da tre mesi e quindi probabilmente funziona.
Oggi si usa Foreplay per costruire una libreria di creatività da ispirazione, e Minea o AdSpy per cercare prodotti in tendenza. Quello che segue è un modo diverso di ottenere lo stesso risultato: non un archivio precompilato da consultare, ma una tabella costruita sulla domanda che fai tu, dove ogni riga porta il link alla scheda pubblica da cui viene.
Passo 1: dire chi guardare, non cosa cercare
La prima frase serve a fissare il perimetro. Non parti da una parola chiave, parti dai marchi.
"Fai la lista dei marchi italiani di calzature e abbigliamento vendute online che stanno facendo pubblicità adesso su Meta, con nome, sito e paese in cui girano gli annunci."
Quello che succede: l'agente prima pianifica, cioè decide che questa richiesta ha bisogno di una fase di ricerca sul web per costruire l'elenco dei marchi e di una fase separata sulla ad library per verificare chi è effettivamente attivo. Poi cerca, apre le pagine, legge e comincia a far comparire le righe mentre lavora, non alla fine. Vedi la tabella riempirsi.
È il passo che quasi tutti saltano, e sbagliano. Se parti da una parola chiave ottieni annunci; se parti dai marchi ottieni un elenco che puoi tenere aggiornato nel tempo, e il confronto fra due settimane ha un senso.
Passo 2: la prima lettura di Meta Ad Library
Meta pubblica tutte le inserzioni attive su Facebook e Instagram, con la pagina che le paga e la data di prima pubblicazione.
"Per ognuno di questi marchi, prendi dalla Meta Ad Library gli annunci attivi in Italia e in Spagna: inserzionista, testo dell'annuncio, formato, data di prima visualizzazione e URL di destinazione. Metti il link alla scheda nella libreria su ogni riga."
L'agente apre la scheda di ogni inserzionista, legge le creatività una per una ed estrae i campi che hai nominato. Le righe arrivano in streaming: dopo trenta secondi ne hai già viste una decina, e capisci subito se la richiesta era formulata bene o se conviene fermarla e riscriverla.
La data di prima visualizzazione è il campo che vale di più e quello che nessuno copia a mano, perché sta in un angolo della scheda. Un annuncio comparso quattro mesi fa e ancora attivo è un annuncio che sta ripagando la spesa. Uno comparso tre giorni fa è un test.
Passo 3: aggiungere Google e TikTok senza rifare il lavoro
Il Centro trasparenza annunci di Google copre Search, YouTube e la rete Display; la TikTok Ad Library copre le inserzioni sulla piattaforma. Sono due archivi con logiche diverse, e il punto è non aprire un secondo foglio.
"Aggiungi alla stessa tabella gli annunci degli stessi marchi sul Centro trasparenza di Google e sulla TikTok Ad Library, con una colonna che dice da quale delle tre librerie viene ogni riga."
Qui la colonna piattaforma smette di essere un dettaglio: è quella che ti dice se un marchio sta spingendo solo su Meta, se ha aperto un canale video su TikTok il mese scorso, o se sta comprando il proprio nome su Search perché qualcun altro glielo sta comprando sopra.
Passo 4: le landing, che è dove finisce la conversazione
L'annuncio è metà del messaggio. L'altra metà è la pagina dove porta.
"Per ogni annuncio attivo da più di sessanta giorni, apri la landing e dimmi titolo della pagina, offerta o promozione dichiarata, prezzo mostrato e se c'è un codice sconto."
L'agente segue il link di destinazione, legge la pagina e riempie le colonne nuove. Il costo cresce, perché ogni pagina letta è una pagina in più, quindi conviene fare questo passo solo sugli annunci che hanno superato il filtro della durata. È il modo più rapido per capire su quale leva sta lavorando un concorrente in Italia: spedizione gratuita, primo ordine, resi, pagamento in tre rate.
Passo 5: renderlo un rito settimanale
Il monitoraggio ha valore solo se ripetuto. La frase da tenere da parte è questa.
"Rifai la stessa tabella di lunedì scorso sugli stessi marchi e segnami solo le differenze: creatività nuove, creatività sparite, landing cambiate."
Una lettura settimanale su venti marchi si legge in dieci minuti e produce l'unica informazione che conta davvero in un consiglio di reparto: chi ha cambiato strategia, quando e verso cosa.
Cosa torna indietro
Una tabella, con le colonne che hai nominato tu nella richiesta. Su un monitoraggio ads le colonne utili sono quasi sempre queste:
- inserzionista, cioè il nome della pagina o dell'account che paga l'inserzione, che non sempre coincide con il nome commerciale del marchio;
- piattaforma, per sapere da quale delle tre librerie arriva la riga;
- creatività, cioè il testo dell'annuncio e il formato, immagine, video o carosello;
- prima visualizzazione, la data da cui l'annuncio risulta attivo;
- landing, l'URL di destinazione, più i campi che hai chiesto di leggere sulla pagina;
- paese, perché lo stesso marchio spesso gira creatività diverse in Italia, in Spagna e in Germania.
Su ogni cella c'è una chip con il link alla fonte: clicchi e ti trovi sulla scheda pubblica della libreria da cui il valore è stato preso, non su una pagina generica del marchio. Accanto c'è un badge di freschezza, che dice quando quel dato è stato raccolto, e l'indicazione del metodo di estrazione.
E c'è una regola che vale su tutta la tabella: se un valore non è verificabile, la cella resta n/a. Non viene stimato, non viene dedotto, non viene riempito per somiglianza. Se la TikTok Ad Library non espone la data di prima pubblicazione per un certo annuncio, quella cella è vuota e tu lo sai, invece di prendere per buono un numero inventato.
Quanto costa in crediti
Il conto è per azione, non per riga di risultato. Una pagina letta costa circa 1 credito, un profilo social circa 3, una ricerca approfondita da 20 a 40.
Un monitoraggio su venti marchi con le tre librerie e una ventina di landing sta indicativamente sotto i 150 crediti. Il piano gratuito ne dà 150 al mese senza carta, quindi una prima passata seria la fai senza pagare niente e capisci se il formato ti serve.
Sopra: Starter a 29 euro con 1.000 crediti al mese, che regge un monitoraggio settimanale su una ventina di marchi. Pro a 79 euro con 4.000 crediti e accesso API, se vuoi che la tabella finisca dentro un tuo strumento. Business a 199 euro con 12.000 crediti e webhook, che è la fascia di un'agenzia che segue molti clienti. Fatturazione in euro, da una società europea.
Limiti, detti chiaramente
Le ad library sono archivi pubblici, e quello che non pubblicano non lo sa nessuno da fuori. Non c'è la spesa: nessuna delle tre librerie dice quanto un marchio sta investendo su una creatività, e chiunque ti mostri quel numero te lo sta stimando. Non ci sono le performance: nessun dato di click, conversioni o costo per acquisizione dei concorrenti è pubblico. Non c'è il targeting completo: su Meta la dimensione politica e sociale è più trasparente per obbligo normativo, sulle inserzioni commerciali molto meno.
Le pagine dietro login o paywall non vengono lette. Se una landing chiede di registrarsi per vedere l'offerta, la cella resta vuota.
I valori non verificabili restano vuoti. Vale per la data di prima visualizzazione quando la libreria non la espone, per il formato quando la scheda non lo dichiara, per il paese quando l'annuncio non ha una geografia dichiarata.
E l'outreach resta una bozza. Se dalla tabella vuoi passare al contatto, per esempio scrivere ai marchi che hanno appena aperto un canale su TikTok, l'agente scrive le sequenze email e LinkedIn e te le mette davanti. Le rivedi tu. Niente parte da solo.
Domande frequenti
È legale guardare le inserzioni dei competitor? Sì. Le tre librerie esistono proprio per rendere pubbliche le inserzioni, e in Europa la trasparenza pubblicitaria è un obbligo normativo per le piattaforme, non una concessione. Stai leggendo pagine pubbliche che chiunque può aprire con un browser. Altro discorso è cosa fai con i dati personali che dovessi raccogliere altrove: quello ricade sotto il GDPR e va valutato a parte.
Posso sapere quanto spende un competitor in advertising? No, e diffida di chi dice il contrario. Le librerie commerciali non pubblicano la spesa. Quello che puoi sapere, e che nella pratica è più utile, è quali creatività girano da mesi: un annuncio attivo da centoventi giorni è il segnale più affidabile che hai sul fatto che quel messaggio stia funzionando.
Quante creatività riesco a seguire con il piano gratuito? Con 150 crediti al mese fai una passata completa su una ventina di marchi, oppure un monitoraggio più stretto su cinque marchi ripetuto un paio di volte nel mese. Serve a capire se il formato tabella ti è utile prima di mettere una carta.
Funziona anche su marchi non italiani? Sì, ed è il caso più comune. Le librerie sono per paese, quindi puoi chiedere gli annunci di uno stesso marchio in Italia, Spagna, Germania e Francia e confrontarli riga per riga. È il modo più diretto per vedere quale mercato un competitor sta aprendo adesso.
Che differenza c'è rispetto a una libreria di creatività già pronta? Una libreria precompilata ti dà quello che qualcun altro ha deciso di archiviare, organizzato secondo i suoi criteri. Qui parti dalla tua domanda: i tuoi marchi, i tuoi mercati, le tue colonne. E ogni cella porta il link alla scheda originale, quindi non devi fidarti di una copia.
Posso esportare la tabella? Sì. JSON sul piano gratuito, CSV da Starter, API da Pro, webhook da Business. La tabella non è un vicolo cieco: esce nel formato che il tuo foglio o il tuo strumento si aspetta.
Prezzi verificati il 2026-09-08 su searchbase.org.